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日志


8月30日

Appunti di sociologia urbana...

L'altra notte, ricevendo la visita dell'amica Musiu, sono andato a sentire da portoghese il concerto di Giovanni Allevi. Quest'anno non ero mai andato a seguire un concerto all'anfiteatro romano, tantomeno senza aver acquistato il biglietto. Ma giovedì ho deciso di provare questa esperienza e appena giunto all'altezza della segreteria di scienze politiche sono partite le riflessioni pseudo-sociologiche...
Infatti mai mi sarei immaginato di vedere certe cose che mi hanno fatto sorridere: si purò trovare di tutto accalcato sulle ringhiera (brutta...) dell'anfiteatro...Fin quando si parla di ragazzini e qualche studente fuori sede (e anche in sede...) nulla di strano: una trentina di euro per il biglietto impongono una scelta estiva drammatica che in pochi hanno deciso di fare...Ma quando si cominciano a vedere anziane signore casteddaie con sigaretta e classica voce roca e cadenzata, famigliole con figli sistemati sul muretto, babbusu de famiglia che portano i bambini a sentire il loro primo concerto a scrocca, non si può non ammirare questo spettacolo sociologico...Perdipiù chi va a sentire il concerto "da fuori" si reca in viale fra ignazio tutto trassato, forse ancora di più di quelli che sono dentro...
Ma una nota di merito va sicuramente a tutti quelli che fischiettando e col cagnolino al guinzaglio fanno finta di fare la passeggiata per i bisognini del piccolo/grande animale... In realtà il bisognino si risolve in trenta secondi, ma loro per due ore si fanno salita e discesa per una ventina di volte, trasformando i loro polpacci alla stregua di quelli di Bolt...
 
Prossima puntata della rubrica "Sardegna fatti grezza..." su suggerimento della nostra inviata musiu all'aeroporto.
8月16日

La felicità

Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che

sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di

gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla

pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si

può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da

credere di camminare sulle nuvole o da sentire l’anima

farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado).

È la felicità? Così breve? Così poca?

Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei

millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.

A parte la follia di ucciderci l’un l’altro per motivi irrilevanti,

eravamo felici.

Cantavamo, morivamo, danzavamo di padre in figlio,

crescendo di numero e di esperienza dell’isola. Eravamo

felici.

Chiamavamo noi stessi s’ard, che nell’antica lingua significa

danzatori delle stelle.

Sergio Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri

8月11日

10 giorni di...

Ieri è finito il campo scuola estivo...100 ragazzini tra i 6 e i 16 anni...10 giorni tra vacanza e lavoro...Riporto a casa tanto sonno...tanti fogli...tanto mal di piedi...
Forse è servito più a me che ai ragazzi, vediamo se ripartiamo con più grinta nei prossimi mesi...e ora avrei bisogno di vacanza