Roberto's profilePiccoli figli di operai ...PhotosBlogGuestbookMore ![]() | Help |
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October 19 Assemblee e occupazioni..."Ho attraversato anche io il cortile, sono entrato nella palestra, ed era piena di gente: sguardi, voci e movimenti che saturavano lo spazio con la loro vibrazione frenetica.[...]
Poi tutti si sono seduti per terra, e uno studente di terza liceo è salito su un tavolo e si è messo a parlare in un megafono che distorceva le sue parole, le diffondeva intorno appena comprensibili. Ondeggiava leggermente sulle gambe, chiuso in un loden verde, senza guardare nessuno in modo diretto. Ha fatto un elenco dei problemi della scuola: la vecchiezza dei programmi, e l'assurdità dei metodi, l'ostilità dei professori ai cabiamenti. Usava una terminologia puntuale, un tono da bravo studente esasperato che si preoccupa di essere nel giusto e di sapelo dimostrare.
Ma quasi nessuno nella palestra stava veramente ascoltando le sue parole. C'era una forma diffusa di attenzione per il fatto che il discorso aveva luogo, e che il cancello del cortile e le porte-finestre della palestra erano state forzate per renderlo possibile; che un meccanismo apparentemente inarrestabile era stato fermato. Solo ogni tanto questa attenzione intensa ma generica si focalizzava su una frase del parlatore: e allora la gente batteva le mani, gridava. Per il resto c'erano scambi di sguardi, scambi di gesti; atteggiamenti assunti e smessi e riassunti a pochi secondi e pochi metri di distanza. Quasi tutti accendevano sigarette, aspiravano e soffiavano fumo, si allungavano e ritraevano su se stessi, facevano segnali di richiamo, sorrisi in diverse sfumature.[...]
Ma il giorno dopo eravamo di nuovo tutti in classe, la palestra sotto di noi era tornata un contenitore di attività prescritte in orari prescritti. I nostri compagni stavano seduti ai banchi senza espressioni, atterriti dall'idea di ritorsioni generalizzate.[...]
Nessuno dei responsabili della scuola si è sognato di prendere in considerazione quello che era stato detto nella palestra il giorno prima.[...]
Leggevamo i giornali, e riportavano notizie di studenti che in Francia e in Germania e in America e in Giappone mandavano all'aria le loro scuole e battagliavano nelle strade con la polizia, tiravano sassi e facevano barricate con le automobili. Era come una perturbazione meterorologica a larga portata, che arrivava fino a noi smorzata dalla distanza ma ancora abbastanza forte da modificare il clima. Ci sono state assemblee non autorizzate in altri licei e all'università, rapide manifestazioni di strada e scontri con la polizia.[...]
Sembrava che lo sfacelo della vecchia nave fosse ormai inarrestabile, e invece appena la fine dell'anno scolastico ha cominciato ad avvicinarsi tutti gli studenti sono diventati di colpo più ragionevoli. Anche quelli di terza liceo, battaglieri e sicuri di sé, quelli che avevano sfondato per primi il cancello sul cortile e tenuti lunghi discorsi articolati nella palestra, hanno cominciato a dire che la cosa importante a questo punto era non farsi bocciare, non dare una vittoria gratuita ai professori. Hanno fatto marcia indietro quasi da un giorno all'altro e si sono rimessi a studiare, determinati come una volta a prendere buoni voti. La vecchia nave si è riassestata e ha ripreso la rotta come se non ci fosse mai stao il minimo segnale di pericolo, l'equipaggio non cercava di nascondere la sua soddisfazione."
A. De Carlo, Due di due, 1989, edizioni Einaudi 2001, pp. 41-46 October 17 Riflessioni universitarie...Non è bello citare un vecchio intervento, ma vista la contingenza, le assemblee, le occupazioni, ripropongo alcuni brani di Tutti giù per terra.
"A un certo punto, non ricordo esattamente quando, i giornali presero a parlare della Pantera. Mi sembrava impossibile che qualcuno avesse davvero occupato le università per chiedere ad esempio che le bilioteche funzionassero sul serio. Niente funzionava praticamente mai in ambito accademico ma non avevo mai sentito protestare nessuno nemmeno con un bidello. I Comitati Leninisti ogni tanto attaccavano nell'atrio un manifesto, magari lamentandosi dell'aumento delle tasse di iscrizione. Quelli di Comunione e Liberazione rispondevano con un loro manifesto, naturalmente dalla parte del Ministo della Pubblica Istruzione. I Comitati Leninisti ribattevano con un nuovo, più grande manifesto, citando Il Capitale qua e là. Quindi era ancora la volta di Comunione e liberazione: il loro proclama iniziava con una frase tratta dai discorsi di don Giussani o del cardinale Ratzinger. Si limitavano ad andare avanti così, mentre la massa degli studenti entrava o usciva da lezione e nessuno aveva il tempo di leggere nulla. Leggendo i giornali sembrava che fossimo di fronte a una specie di nuovo '68, per fortuna meno compromesso con pericolose ideologie... Me li immaginavo gli autori di quegli articoli, quasi tutti exsessantottini ora trasformatisi in affermati professionisti, in competizione quotidiana per la villa al mare, l'auto prestigiosa, le vacanze esclusive... Se dopo vent'anni i risultati sarebbero stati quelli, speravo proprio che non si trattasse di un nuovo '68"
"Varcai la soglia. Salii le scale. Le pareti erano coperte di graffiti. Chissà dove avevano preso i soldi per la vernice. Chissà cosa ne pensavano del buco dell'ozono. Tutta la gente che incontravo intratteneva un rapporto diverso dal mio con i propri peli e mi guardav come se provnissi da un altro pianeta. Qualcuno mi chiese se avevo del fumo. Le scritte dicevano ATTENTI ALLA PANTERA o PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO. Si, pensai, pagheranno. Con l'American Express di platino. Girai un po' per i corridoi vuoti, poi mi stufai e me ne andai."
"Qualche mese dopo un sabato mattina tornai all'università, tanto per fare qualcosa. L'occupazione era finita. I corsi erano ricominciati. Della Pantera restavano le scritte sui muri. Ma fuori dalla presidenza un paio di imbianchini avevano iniziato a far sparire anche quelle. Le bibliotehe continuavano a non funzionare, le sessioni di esame erano state ridotte, le tasse aumentate. Come da copione."
G. Culicchia, Tutti giù per terra
October 12 Rubrica: le frasi di Ibba delle 22.30è come quando rivedi la fidanzata della tua adolescenza con la quale sei cresciuto: non è amore... ma solo un'amicizia tra ex... |
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