Roberto's profilePiccoli figli di operai ...PhotosBlogGuestbookMore Tools Help

Piccoli figli di operai crescono...

...che ormai non ci crede più nessuno...
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Valentinawrote:
Oh Dottore!! ma quando le metti le foto della Laurea??? Abbiamo bisogno di prove quassù... ;)
Dai su Roby movidì!!
May 8
Claudiawrote:
Ciao Robo, che bello vedere il tuo spaces...quante belle foto, quante facce conosciute e quanta nostalgia...dei bei tempi, di via Roma, e di tutti voi...!!! un bacione speciale !!! Labbra rosse
Mar. 9
E IL CALCETTO?Calcio
Jippy
Dec. 27
sakurawrote:
ciao Robi come stai? passavo da queste parti...e ho scoperto il tuo blog... simpatico! ti lascio il mio in modo cha quando abbia un pó di tempo mi lasci un saluto! a presto! Manu
Oct. 11
November 07

Sintesi della tre giorni catalana

Di Barcellona ho capito che:
  1. Non ci sono catalani ma in compenso c'è tutto il resto del mondo
  2. hanno uno stadio strafigo
  3. Gaudì, Picasso, Dalì, Mirò e artisti vari erano una banda di scoppiati forte
  4. a Cagliari abbiamo scopiazzato tutto...Dalle strade fino ai santi...
  5. bisogna tornarci perchè predispone ai contatti sociali

Che Sant'Eulalia vi protegga...

October 19

Assemblee e occupazioni...

"Ho attraversato anche io il cortile, sono entrato nella palestra, ed era piena di gente: sguardi, voci e movimenti che saturavano lo spazio con la loro vibrazione frenetica.[...]
Poi tutti si sono seduti per terra, e uno studente di terza liceo è salito su un tavolo e si è messo a parlare in un megafono che distorceva le sue parole, le diffondeva intorno appena comprensibili. Ondeggiava leggermente sulle gambe, chiuso in un loden verde, senza guardare nessuno in modo diretto. Ha fatto un elenco dei problemi della scuola: la vecchiezza dei programmi, e l'assurdità dei metodi, l'ostilità dei professori ai cabiamenti. Usava una terminologia puntuale, un tono da bravo studente esasperato che si preoccupa di essere nel giusto e di sapelo dimostrare.
Ma quasi nessuno nella palestra stava veramente ascoltando le sue parole. C'era una forma diffusa di attenzione per il fatto che il discorso aveva luogo, e che il cancello del cortile e le porte-finestre della palestra erano state forzate per renderlo possibile; che un meccanismo apparentemente inarrestabile era stato fermato. Solo ogni tanto questa attenzione intensa ma generica si focalizzava su una frase del parlatore: e allora la gente batteva le mani, gridava. Per il resto c'erano scambi di sguardi, scambi di gesti; atteggiamenti assunti e smessi e riassunti a pochi secondi e pochi metri di distanza. Quasi tutti accendevano sigarette, aspiravano e soffiavano fumo, si allungavano e ritraevano su se stessi, facevano segnali di richiamo, sorrisi in diverse sfumature.[...]
Ma il giorno dopo eravamo di nuovo tutti in classe, la palestra sotto di noi era tornata un contenitore di attività prescritte in orari prescritti. I nostri compagni stavano seduti ai banchi senza espressioni, atterriti dall'idea di ritorsioni generalizzate.[...]
Nessuno dei responsabili della scuola si è sognato di prendere in considerazione quello che era stato detto nella palestra il giorno prima.[...]
Leggevamo i giornali, e riportavano notizie di studenti che in Francia e in Germania e in America e in Giappone mandavano all'aria le loro scuole e battagliavano nelle strade con la polizia, tiravano sassi e facevano barricate con le automobili. Era come una perturbazione meterorologica a larga portata, che arrivava fino a noi smorzata dalla distanza ma ancora abbastanza forte da modificare il clima. Ci sono state assemblee non autorizzate in altri licei e all'università, rapide manifestazioni di strada e scontri con la polizia.[...]
Sembrava che lo sfacelo della vecchia nave fosse ormai inarrestabile, e invece appena la fine dell'anno scolastico ha cominciato ad avvicinarsi tutti gli studenti sono diventati di colpo più ragionevoli. Anche quelli di terza liceo, battaglieri e sicuri di sé, quelli che avevano sfondato per primi il cancello sul cortile e tenuti lunghi discorsi articolati nella palestra, hanno cominciato a dire che la cosa importante a questo punto era non farsi bocciare, non dare una vittoria gratuita ai professori. Hanno fatto marcia indietro quasi da un giorno all'altro e si sono rimessi a studiare, determinati come una volta a prendere buoni voti. La vecchia nave si è riassestata e ha ripreso la rotta come se non ci fosse mai stao il minimo segnale di pericolo, l'equipaggio non cercava di nascondere la sua soddisfazione."
 
A. De Carlo, Due di due, 1989, edizioni Einaudi 2001, pp. 41-46
October 17

Riflessioni universitarie...

  
 
Non è bello citare un vecchio intervento, ma vista la contingenza, le assemblee, le occupazioni, ripropongo alcuni brani di Tutti giù per terra.
 
"A un certo punto, non ricordo esattamente quando, i giornali presero a parlare della Pantera. Mi sembrava impossibile che qualcuno avesse davvero occupato le università per chiedere ad esempio che le bilioteche funzionassero sul serio. Niente funzionava praticamente mai in ambito accademico ma non avevo mai sentito protestare nessuno nemmeno con un bidello. I Comitati Leninisti ogni tanto attaccavano nell'atrio un manifesto, magari lamentandosi dell'aumento delle tasse di iscrizione. Quelli di Comunione e Liberazione rispondevano con un loro manifesto, naturalmente dalla parte del Ministo della Pubblica Istruzione. I Comitati Leninisti ribattevano con un nuovo, più grande manifesto, citando Il Capitale qua e là. Quindi era ancora la volta di Comunione e liberazione: il loro proclama iniziava con una frase tratta dai discorsi di don Giussani o del cardinale Ratzinger. Si limitavano ad andare avanti così, mentre la massa degli studenti entrava o usciva da lezione e nessuno aveva il tempo di leggere nulla. Leggendo i giornali sembrava che fossimo di fronte a una specie di nuovo '68, per fortuna meno compromesso con pericolose ideologie... Me li immaginavo gli autori di quegli articoli, quasi tutti exsessantottini ora trasformatisi in affermati professionisti, in competizione quotidiana per la villa al mare, l'auto prestigiosa, le vacanze esclusive... Se dopo vent'anni i risultati sarebbero stati quelli, speravo proprio che non si trattasse di un nuovo '68"
 
"Varcai la soglia. Salii le scale. Le pareti erano coperte di graffiti. Chissà dove avevano preso i soldi per la vernice. Chissà cosa ne pensavano del buco dell'ozono. Tutta la gente che incontravo intratteneva un rapporto diverso dal mio con i propri peli e mi guardav come se provnissi da un altro pianeta. Qualcuno mi chiese se avevo del fumo. Le scritte dicevano ATTENTI ALLA PANTERA o PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO. Si, pensai, pagheranno. Con l'American Express di platino. Girai un po' per i corridoi vuoti, poi mi stufai e me ne andai."
 
"Qualche mese dopo un sabato mattina tornai all'università, tanto per fare qualcosa. L'occupazione era finita. I corsi erano ricominciati. Della Pantera restavano le scritte sui muri. Ma fuori dalla presidenza un paio di imbianchini avevano iniziato a far sparire anche quelle. Le bibliotehe continuavano a non funzionare, le sessioni di esame erano state ridotte, le tasse aumentate. Come da copione."
 
G. Culicchia, Tutti giù per terra
 
October 12

Rubrica: le frasi di Ibba delle 22.30

è come quando rivedi la fidanzata della tua adolescenza con la quale sei cresciuto: non è amore... ma solo un'amicizia tra ex...

October 03

Il liberismo ha i giorni contati

 
 
 
September 14

Compleanno...

Oggi ricade l'anniversario della mia nascita.
Non ho mai amato festeggiare i miei compleanni, neppure da bambino.
Saranno devianze da figlio unico, oppure la timidezza di essere al centro dell'attenzione.
Da grande non ho mai fatto caso al 14 settembre come data importante, e forse anche per questo sono così sbadato e indelicato talvolta che mi dimentico di fare gli auguri anche ad amici e parenti.
Sarà che non ritengo il compleanno un traguardo raggiunto per merito, ma un qualcosa che accade per l'inevitabile scorrere del tempo. Mi è piaciuto di più festeggiare diploma e lauree.
Comunque, seppure in alcuni ambienti ho rivestito ruoli da anziano saggio, non mi sento ne anziano ne saggio. Cito Saiu con modifiche: per fortuna abbiamo ancora più speranze che ricordi.
Ringrazio tutti gli amici e le amiche che si sono ricordati di farmi gli auguri, ma anche coloro che non sapendolo o non ricordandosi magari me li faranno nei giorni a seguire.
Ricordate il cappellaio matto del paese delle meraviglie? In fondo c'è sempre un non-compleanno da festeggiare.
 
Un abbraccio forte a tutti.  

Impressioni di settembre...

 
September 08

Giri di valzer...

 
August 30

Appunti di sociologia urbana...

L'altra notte, ricevendo la visita dell'amica Musiu, sono andato a sentire da portoghese il concerto di Giovanni Allevi. Quest'anno non ero mai andato a seguire un concerto all'anfiteatro romano, tantomeno senza aver acquistato il biglietto. Ma giovedì ho deciso di provare questa esperienza e appena giunto all'altezza della segreteria di scienze politiche sono partite le riflessioni pseudo-sociologiche...
Infatti mai mi sarei immaginato di vedere certe cose che mi hanno fatto sorridere: si purò trovare di tutto accalcato sulle ringhiera (brutta...) dell'anfiteatro...Fin quando si parla di ragazzini e qualche studente fuori sede (e anche in sede...) nulla di strano: una trentina di euro per il biglietto impongono una scelta estiva drammatica che in pochi hanno deciso di fare...Ma quando si cominciano a vedere anziane signore casteddaie con sigaretta e classica voce roca e cadenzata, famigliole con figli sistemati sul muretto, babbusu de famiglia che portano i bambini a sentire il loro primo concerto a scrocca, non si può non ammirare questo spettacolo sociologico...Perdipiù chi va a sentire il concerto "da fuori" si reca in viale fra ignazio tutto trassato, forse ancora di più di quelli che sono dentro...
Ma una nota di merito va sicuramente a tutti quelli che fischiettando e col cagnolino al guinzaglio fanno finta di fare la passeggiata per i bisognini del piccolo/grande animale... In realtà il bisognino si risolve in trenta secondi, ma loro per due ore si fanno salita e discesa per una ventina di volte, trasformando i loro polpacci alla stregua di quelli di Bolt...
 
Prossima puntata della rubrica "Sardegna fatti grezza..." su suggerimento della nostra inviata musiu all'aeroporto.
August 16

La felicità

Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che

sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di

gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla

pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si

può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da

credere di camminare sulle nuvole o da sentire l’anima

farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado).

È la felicità? Così breve? Così poca?

Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei

millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.

A parte la follia di ucciderci l’un l’altro per motivi irrilevanti,

eravamo felici.

Cantavamo, morivamo, danzavamo di padre in figlio,

crescendo di numero e di esperienza dell’isola. Eravamo

felici.

Chiamavamo noi stessi s’ard, che nell’antica lingua significa

danzatori delle stelle.

Sergio Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri

 

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